Il pagellone del Tour de France

Diamo i voti ai principali protagonisti di questa edizione del Tour de France.

Il vincitore

Tadej Pogacar (UAE Emirates): Il secondo più giovane vincitore nella storia Grand Boucle (meglio ha fatto solo Henry Cornet che nel 1904 trionfò a 19 anni e 355 giorni). Una vittoria sensazionale arrivata grazie ad una crono spaziale, grazie alla quale il giovane sloveno ha ribaltato l’esito di un Tour già in se fantastico (secondo posto alla prima apparizione). Probabilmente nemmeno lui stesso si sarebbe immaginato di indossare la gialla tra gli Champs-Elysees. Tra lui, Bernal e Evenepoel (e molti altri) il futuro del ciclismo è in ottime mani. 10 e lode. Semplicemente pazzesco.

I migliori

Sam Bennett (Deceuninck Quick-Step): Dopo Pogacar è lui l’uomo copertina di questa edizione del Tour. Due vittorie di tappa, tra cui lo sprint vincente nell’ultima tappa, e la conquista della maglia verde. Aveva a disposizione un treno pauroso ma le qualità dell’irlandese non si possono mettere in dubbio. Per la prima volta dal 2012 la maglia verde del Tour de France ha un nuovo padrone. 9 all’impresa.

Primoz Roglic (Jumbo Visma): Il successo finale è sfumato solamente alla penultima tappa, quando ormai sembrava aver archiviato la gialla. Il clamoroso ribaltone finale è arrivato più per meriti del più giovane rivale che per demeriti di Primoz. La delusione di un Tour dominato in lungo e largo e poi sfumato solamente all’ultima fatica.. resterà a lungo. Il voto finale è un 8 perché probabilmente poteva far qualcosa in più per aumentare con Pogacar. 

Jumbo Visma: Discorso simile per quanto detto sopra. Il team olandese va messo di diritto tra i protagonisti in positivo di questo Tour (nonostante le dichiarazioni di Merckx). La strapotenza della Jumbo ha letteralmente condizionato il Tour. Sepp Kuss ha dimostrato la sua crescita, diventando spesso l’ultimo uomo di Primoz nelle salite più dure. Tom Dumoulin è stato un altro uomo chiave, grazie ad una condizione ritrovata. L’olandese, nonostante il suo duro e prezioso lavoro per il capitano, ha concluso la generale in settima posizione, sfiorando il successo nell’ultima crono. Voto 8 ai dominatori del Tour.

i corridori della Jumbo Visma (Credit Getty Images)

Richie Porte (Trek-Sagafredo) Dopo tanta sfortuna e innumerevoli incidenti, Richie Porte ha conquistato il suo primo podio al Tour. Lo scalatore australiano è stato uno dei corridori più attivi nell’ultima settimana. Decisiva la crono finale, nella quale il nativo di Launceston ha fatto registrare il terzo tempo (lo stesso di Dumoulin), superando Miguel Angel Lopez. Un bel 9 meritatissimo.

Le rivelazioni 

Marc Hirschi (Team Sunweb) Senza ombra di dubbio la rivelazione di questa Grand Boucle. Premiato come il super combattivo del Tour de France numero 107, lo svizzero ha conquistato il suo primo successo da professionista. A soli 22 anni (gli stessi di Pogacar) ha mostrato tutto il suo talento andando spesso in fuga (sopratutto nelle tappe più dure). Oltre al successo nella 12esima tappa sono arrivati anche altri due podi (secondo a Nizza e terzo a Laruns). 8,5 ad un nuovo talento appena sbocciato.

Wout Van Aert (Jumbo Visma) Inserire Van Aert tra le rivelazioni può sembrare alquanto fuori luogo. Il belga infatti è uno dei corridori più vincenti in questa stagione eccezionale, vittorie alle Strade Bianche, Milano-Sanremo, una tappa al Delfinato e il successo ai campionati nazionali a cronometro. Questo Tour ci ha fatto conoscere un Wout diverso, capace di superare i migliori velocisti allo sprint, ma anche velocissimo a crono (quarto nella penultima tappa) e solido in salita. Il 26enne ha concluso in 20esima posizione nella generale. E se diventasse un uomo da Grandi Giri? 8 a un fenomeno senza limiti.

Enric Mas (Movistar Team) Il quinto posto finale lo colloca meritatamente tra le sorprese di questa edizione. Partito senza grosse pretese, lo spagnolo è stato capace di battere corridori come Lopez, Uran, Yates e Quintana. Lo scorso anno concluse al 22esimo posto. Alla prima stagione con il Team Movistar ha mostrato ottimi progressi. 7,5 

Le delusioni

Nairo Quintana (Arkea-Samsic) 17esimo nella generale a oltre 1 minuto di distanza da Pogacar. Il passaggio dalla Movistar all’Arkea sembrava poter rappresentare un nuovo inizio per il colombiano, ma così non è stato. 4 a un risultato senza attenuanti. 

Egan Bernal (Team Ineos) Ancor più deludente il Tour di Egan Bernal. Il campione uscente dopo aver sofferto nelle prime settimane ha dovuto alzare bandiera bianca prima della 17esima tappa. Una scelta aiutata anche dai 19 secondi di ritardo accumulati. Edizione da dimenticare per lui e per il Team Ineos, che in assenza del colombiano si è ritrovato senza un uomo per la generale. 3 a un Tour da dimenticare.

Egan Bernal

Emanuel Buchmann (Bora -Hansgrohe) Qualcuno lo ha visto? Mai in condizione, sempre uno dei primi a staccarsi. Il tedesco, partito con i gradi di capitano, non è riuscito a recuperare dalla caduta al Delfinato. Il quarto posto dello scorso anno è solo un lontano ricordo. Senza Voto.

Gli italiani

Damiano Caruso (Bahrain-Merida) L’unica nota lieta per i nostri colori in questo Tour. Partito come uomo chiave per Landa, ha finito per centrare la top 10 finale. Un risultato di grande prestigio che sottolinea la grande gamba e l’ottimo feeling con la Grand Boucle del siciliano. Sarà una pedina fondamentale anche ai prossimi mondiali. 7,5 all’orgoglio italiano

Elia Viviani (Cofidis) Difficile dare un voto al velocista azzurro. Nonostante il grande impegno, il quarto posto nella decima tappa è il miglior piazzamento di questa edizione. Probabilmente il problema al piede non lo ha aiutato. Avrà occasione di rifarsi al Giro, dove ritroverà il suo ultimo uomo, Fabio Sabatini. 4,5

Fabio Aru (UAE Emirates) Il sardo sta vivendo il momento più difficile della sua carriera. Il ritiro nella nona tappa fa molto male. Di certo le dichiarazioni successivi di Saronni non aiuteranno di certo il 30enne di San Gavino Monreale. Non è chiaro se il problema sia più fisico o mentale. La speranza è di rivederlo, al più presto, dove merita. Senza voto

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